Sarnico Lovere 2016:la gara

Che non ci fosse la condizione era risaputo,ma che diventasse una tale agonia proprio non me l’aspettavo.

Sarnico Lovere, non si smette di imparare, e i colpi questa volta sono potenti.

Mi incontro al ritiro pettorali con Max e Michele, incontro altri amici, due chiacchiere, un piccolo riscaldamento e ci troviamo in griglia. Giornata soleggiata, il giorno prima pioggia e un bel temporale serale avevano reso tutto molto interessante, ma per fortuna poi il meteo ci ha graziato.

Temperatura alta, come il sole in cielo, che scalda una bellissima atmosfera. Oggi non ho nessun obbiettivo, mi voglio solo godere la corsa, prendere ciò che viene ma godermi tutto questo splendido lago d’Iseo. Nelle ultime settimane condizione e testa sono mancate, quindi non mi aspetto nulla.Mi accordo con il mio amico Max, lo utilizzerò come lepre,vuole tenere un passo di circa 4:20 o poco meno, per puntare un buon 1:49.

3-2-1 e si parte, primo km di mischia, poi il gruppo si sfalda e ci troviamo sulla strada principale che porta a Lovere. Che spettacolo questo lago, il tifo dei cittadini, il sole alto, l’aria calda quel giusto, non può andare storto nulla.

L’elicottero ci ronza sulla testa,ci dà quella carica giusta per divertirci, vola basso e ci riprende, un occhio al Garmin, la fascia cardio non indica la Frequenza cardiaca, cerco di sistemarla ma nulla.Poco importa, sono qui per correre e divertirmi, non ci sono tempi o passi da rispettare.

Io e Max impostiamo un buon 4:15, già un pochino veloce per il suo l’obbiettivo, o forse colpa mia che assecondo le mie gambe e le lascio fare. Costeggiamo il lago, ville sulla sinistra, il lago sulla destra, piccoli porticcioli con delle barche che ondeggiano,l’aria profumata, il volo delle anatre, i cigni e la gente che passeggia. Il Nirvana puro.

4:20-4:05-4:15, e siamo al 3° km, inizio a perdere Max, pochi metri dietro di me, ogni tanto mi giro a vedere dov’è e lo noto concentrato e silenzioso, come molti runner al mio fianco.

Le gambe stanno bene, non si lamentano, il cuore batte bene, respiro ritmicamente senza affanni, il che rende tutto sotto controllo.

Non so nulla di questo percorso, mi avevano detto che c’erano un po’ di saliscendi molto fastidiosi, ma non ho badato a queste cose oggi, corro tanto per correre. Decido di tenere un passo sui 4:20 o poco più veloce, un passo molto comodo per me, sopratutto nelle condizioni in cui mi trovo.

Arriviamo a Predore, primo paesino dopo Sarnico, siamo al 5° e ci arrivo con un discreto 4:17-4:17, purtroppo ho perso il mio socio Max, colpa di un ritmo non costante in questa parte di gara.Scusa!

Tutto sotto controllo, ancora in questa bolla di pace e goduria, mista ad un senso di tranquillità, ormai il mio periodo delle gare tirate al massimo per fare risultato è finito, posso godermi la gara per bene.

4:10-4:11-4:12 e siamo al 8°, entriamo in una lunga galleria, la temperatura cala un paio di gradi e si sta veramente bene. Il Garmin, non avendo la fascia a cui affidarsi per il passo lap da i numeri, indicandomi velocità inaudite, perfino un bel 2:50 che mi fa sentire un keniano.

Usciamo alla luce del sole, davanti sempre un magnifico lago, calmo piatto, a destra delle bellissime verdi montagne e sulla sfondo a sinistra Monte Isola in tutto il suo splendore. Entriamo in un’altra galleria, più corta questa volta, pochi metri e siamo al 10°, temperatura alta e sudo molto, quindi decido di prendere dell’acqua al ristoro chiudendo con un 4:13.

E’ bello correre senza essere ossessionati dall’orologio, riesci a guardarti intorno, noti particolari e bellezze del posto, osservi il runner davanti, o ascolti il respiro affannato del runner affianco, ognuno con il suo stile, chi più sicuro, chi meno.Guardi le facce della gente che ti fa il tifo, i bambini felici.

La strada corre decisa e diritta sempre costeggiando il lago, sono veramente poche le curve se cosi possiamo chiamarle, ma non sono pochi i saliscendi.

Un’altra galleria, leggermente in salita, si esce e in pochi attimi mi accorgo di essere già al 15°, ci arrivo in 1:03 anellando una buona serie, 4:12-4:12-4:15-4:16-4:21, i saliscendi si fanno sentire un pochino nelle gambe ma non ci dò molto peso.

Altro ristoro, altro regalo, gli occhi mi bruciano leggermente dal sudore, afferro una bottiglietta d’acqua e mi rinfresco la testa. 10 km ancora, una passeggiata mi dico.

Forse i saliscendi, forse la condizione, ma le gambe iniziano a non essere più brillanti, sono costante sui 4:20 ma devo impegnarmi a tenere il ritmo.Il paesaggio distrae, ma sento che qualcosa non va, fatico più del solito, ma mi dico sia normale.

Salite, discese, salite discese, parte di gara un po’ nervosa, supero un po’ di runner che stranamente sono molto più lenti, ed inizio ad accusare pesantemente, è il 17°, e chiudo con 4:21-4:22.

Botta piena, di quelle che senti subito. Finisco una piccola salita e ho quasi la voglia di fermarmi, una discesa mi aiuta un po’, ma le gambe sono dure e non ne hanno più voglia. Capisco che o la benzina è finita, o peggio. E peggio è.

Il ritmo cala vistosamente, fatico paurosamente e vado in pappa piena.Rallento, cerco di recuperare un po’ di forze ma nulla, inizia perfino un dolore al fianco sinistro, di quelli forti che controllo a fatica.Mai successo. Stringo veramente i denti, sono stanco da fare schifo e mi preparo a portare avanti una parte di gara stringendo i denti.

Sono abbastanza preparato a stringere i denti in gara, ma qui è diverso, è il fisico che non ce la fa più, le gambe dure e dolenti, il male al fianco e sudo come un caprone. Cerco di distrarmi, il paesaggio è sempre meraviglioso, ma non ce n’è, il dolore al fianco è pauroso. Prendo quello che viene, rallento.

4:27-4:25-4:26-4:28 e arrivo ai 21° in 1:30 ma in condizione pessime. Ho l’istinto di fermarmi un attimo, è in pappa anche la testa, ammetto che c’è mancato poco.

La giornata però è di quelle NO, condizione pessima, fisico che mi ha abbandonato, la testa che fa veramente brutti scherzi. La butto sull’orgoglio ormai, obbiettivo sopravvivere a questa agonia.

Stringo i denti, il male al fianco è passato, un piccolo paesino con un tifo molto forte mi da la carica giusta per distrarmi, una bimba sulla destra mi chiede un 5 con la mano, mi sposto e la faccio contenta.4:30-4:31 e siamo al 23° temo veramente di non riuscire a concluderla, ma sulla sinistra ormai vedo Lovere, il suo porto e la zona d’arrivo.Lo scenario però è straordinario, una parte di gara indescrivibile per le bellezze, ma che ho avuto l’onore di vedere.

Mi superano tutti, ma non importa, il tifo è forte, 4:30, ultimo km, siamo in paese, 4:25 con le ultime forze che ho, tappeto, lo speaker che inneggia, curva secca a sinistra e l’arrivo in 1:48:10.

Quando la condizione è pessima, il fisico ti abbandona e la testa ti tira brutti scherzi a cui quasi cedi puoi giocarla solo con l’orgoglio, perché non ti resta altro da vendere.

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