Rimini marathon:la gara.

4 mesi e mezzo di allenamenti spesi per arrivare a questo giorno.

Rimini Marathon, un viaggio interiore.

Arrivo un’ora prima in zona partenza,giusto in tempo per cercare la mia griglia verde. C’è la griglia azzurra, quella rossa e poi quella dei top runner,ma non la mia.

Chiedo ad un runner con il pettorale verde dove sia la nostra griglia e me lo dice “la griglia verde è quella dei top runner,sei davanti a tutti”.

Momento di puro terrore, alla prima maratona questi mi mettono davanti a tutti! Come è possibile?

Evidentemente in fase d’iscrizione hanno letto il mio tempo dichiarato in mezza maratona (1:28) e hanno raddoppiato questo.

Fa un po’ paura partire con gente che nelle gambe ha tempi di 2 ore e 20, non mi faccio scoraggiare però,ci scherzo e mi metto davanti.

Il mio è un esordio assoluto, nessun obbiettivo di tempo, la battaglia è tutta da scoprire, la maratona ne bastona molti e oggi voglio arrivare al traguardo vivo.

Sono tranquillo, piccolo riscaldamento per provare le gambe e si parte.

Nella mente so più o meno come affrontare la gara, ma ho certe incognite che voglio scoprire e risolvere direttamente strada facendo. Decido di fare la prima parte di gara al medio (Z3), non superare mai i 173 bpm e vedere che passo ne viene fuori.

Si parte, primo km cauto, la temperatura è già calda, il cuore sta li ai 170 bpm e le gambe sono rilassate. Passo 4:55 min/km,va bene così.

Sto affrontando il secondo km, cercando di essere più regolare possibile nelle traiettorie,vengo superato dei Pacer delle 3:30,e decido di stare con loro.

Mi metto in scia, siamo un gruppo di circa 15-20 persone, il cuore rimane al medio, il passo è tranquillo e i primi km scivolano lenti e piacevoli. Ancora non ci credo che sto affrontando una maratona!

Cerco di stare più sciolto possibile, di non dare strappi o cambi di ritmo, ci sono un paio di curve che potrebbero rovinare il ritmo ma non mi scompongo. Arriviamo sul lungomare, inizia una parte piatta e lineare come un biliardo,il gruppo è compatto,il cuore fa il bravo,le gambe leggere senza dolori e il tempo è soleggiato. Fa caldo,e lo vedo per quanto sudo, gli occhiali da sole iniziano a bagnarsi di sudore.

Primi 10 km semplici. Sicuri, tranquilli, niente può rovinare il momento. Mi guardo intorno, il lungomare è bellissimo, un po’ di gente ci fa il tifo, qualche bar ha perfino messo della musica ad alto volume per incitarci e questo mi piace. Ho ascoltato i consigli di tutti in questo periodo, mi hanno consigliato di bere ad ogni ristoro, anche se non avessi avuto sete, e così faccio. La temperatura è alta, sudo parecchio quindi devo bere sicuramente.

Il gruppo tirato dai Pacer è regolare, ma diviso in due. I primi due Pacer staccano il secondo gruppetto di una decina di metri,sono leggermente più pimpanti. Rimango con i più cauti, il ritmo alla fine è molto simile quindi non cambia nulla.

Va tutto bene, sono molto concentrato, la testa è vuota dai pensieri.Ho impostato l’orologio in modo tale che mi mostrasse solamente i bpm, sono con i Pacer delle 3:30, quindi il ritmo è sui 4:55 min/km, non mi serve altro.

Sono quasi ad un terzo di gara, passiamo la zona del porto di Rimini e entriamo all’interno della città,attraverso le stradine,tra i negozi e le persone che ci guardano.Il tifo è poco e molto timido, come sempre, e fa strano.Forse Rimini non è abituata a vedere così tanti Runner (è la seconda edizione), forse molti non capiscono perché corriamo. Non importa, la nostra è una gara con noi stessi.So che devo arrivare a girare la mezza in modo più pulito possibile,s enza essere stanco o avere dolori e risparmiando il più possibile, quello è il mio primo traguardo, poi valuterò che condotta tenere.

L’orologio inizia a “bippare”, segnalandomi che sto superando la zona cardiaca del medio,quindi i teorici 173.Va bene dai,mi concentro e cerco di tenere li il cuore.

Superiamo la città, attraversiamo i binari del treno e cambia il paesaggio. Siamo in campagna, su strette stradine, tra piccole abitazioni miste tra villette, piccole case e perfino fattorie. Il profumo dell’aria cambia, si sente odore di campagna, di erba e di stallatico. I fiori di campagna, la vegetazione,il cielo azzurro, se non ci fosse l’orologio a scandire il tempo sarebbe il paradiso.

L’orologio inizia a suonare di nuovo, non riesco più a stare basso con i bpm, iniziano ad alzarsi, spesso mi trovo a 180, il che non va bene.Siamo al 18esimo.

È caldo, molto. La leggera brezza marina ha lasciato spazio ad afa, le foschia mattutina è scomparsa e il sole scalda la testa. Il cuore si alza e devo contenere questa cosa, ho paura ad andare oltre per cui rallento leggermente. Il gruppo dei Pacer ha accusato con me il colpo,non siamo più quella quindicina di persone belle compatte e spavalde,siamo rimasti in 7-8,ma siamo sparsi.Sono dietro ai Pacer di 5 metri circa ma va bene.

Arrivo alla mezza maratona,1:44:55,i Pacer sono stati perfetti fino a quel momento, niente da dire.Mi sento bene.

Qui ha inizio la mia maratona. Arrivi a finire 21 km e devi pensare che ne hai altrettanti, e che gli ultimi 7 km saranno i più difficili.Mi concentro ancora di più,bisogna essere lucidi mentalmente.

Il cuore è alto,e non va bene.Il caldo mi sta facendo alzare i battiti, decido di mollare ancora un po’ e vedere se il cuore torna al medio, ma non ce n’è. Iniziano i dubbi, i quesiti, come portare avanti questa seconda parte di gara?

“Stai tranquillo, vai avanti, i battiti non sono un problema”, tengo a bada i pensieri, mi godo la corsa.

Siamo al 25esimo, penso a tutti gli allenamenti che ho fatto, alle ore trascorse a sognare questo momento. Hai tempo per te stesso, e pensi a qualsiasi cosa ti capiti nella testa. Vengo distratto da ciò che mi circonda, un paio di ciclisti ci superano, penso a quanto sarebbe più comodo fare la restante parte di gara in bici. Un profumo mi fa perdere questo pensiero, un giardino ha una bellissima pianta con dei fiori viola profumatissimi, vengo rinvigorito e inebriato, pochi istanti e scompare. Corro, e penso a quando due anni fa mai sarei riuscito a fare nemmeno 10 km, adesso ne ho già quasi fatti 25 e nemmeno me ne sono accorto. Un cane abbaia in lontananza al passaggio dei runner davanti a me, un contadino in mezzo ad un campo ci guarda.C’è una bella atmosfera, il silenzio della campagna.

25esimo km, mi ricordo di prendere un gel, al ristoro bevo da una bottiglia di acqua, un bel sorso, e la butto a terra. Ho caldo, avrei potuto usare quell’acqua per rinfrescarmi la testa, che stupido sono stato. Poco più avanti un gentile signore sta annaffiando il giardino, alza la canna dell’acqua e ci rinfresca tutti, passo in mezzo pure io, quelle gocce d’acqua sono il paradiso. Mi asciugo la fronte, mi passo l’acqua sulla testa,trovo conforto per pochi attimi, proseguo.

Ormai ho perso i pacer, a dirla tutta sono ad a 50 metri da me,potrei subito raggiungerli.”Fai la tua gara” mi ripeto, “avanti senza strafare”. Li lascio andare. Cerco di distrarre la mente, ne ho ancora 17 di km, ma non ho paura, non è questo il momento dove tutto sarà difficile. Le gambe stanno discretamente bene.

Attraversiamo l’autostrada, abbandoniamo quelle campagne, superiamo di nuovo la ferrovia, si torna nel caos cittadino. A fianco a noi le macchine ci guardano, gli addetti bloccano il traffico, ci fanno passare in mezzo ad una carreggiata per poi deviarci su un marciapiede, un sottopasso, un viale alberato. Ormai non vedo più i pacer davanti a me.

Vengo preso un po’ dallo sconforto, avrei voluto fare di più,pensavo di poter tenere un passo più veloce, di essere davanti ai pacer delle 3:30, mi aspettavo un cuore più basso, questo caldo mi sta infastidendo molto. Sono incazzato, poi sono stufo, poi di nuovo tranquillo, poi felice, poi un po’ scocciato. Una girandola di emozioni in quella parte di gara, pensieri, domande interiori. Torno a ragionare,non so nemmeno a che km sono sinceramente, non voglio saperlo, la maratona è un percorso dal Punto A al punto B, quando arriverò lo saprò. Mi piace questa cosa, devo solo correre, tenere d’occhio le emozioni, gestire le gambe, fare la mia gara.

30esimo km, si va avanti. Inizio ad essere stanco,le gambe non sono più lucide e iniziano ad accusare. In allenamento non ho mai superato i 33 km, fra poco sono “in terra di nessuno” come la chiamo io, il punto dove oltre non sono mai andato, dove tutto è nuovo. Potresti continuare ad essere lucido come adesso, a riflettere e guardarti dentro, o crollare dalla stanchezza, mollare e non farcela più. Voglio scoprirlo, sono qui per questo.

33esimo km, “terra di nessuno”. Davanti di 10 metri un paio di runner, è calato quel silenzio, quello della concentrazione, della stanchezza, delle paure. Ognuno sta vivendo questo momento in modo diverso, qualcuno avrà paura, qualcuno vorrà mollare, qualcuno invece va avanti, imperterrito,tranquillo, sicuro.

Ho tante cose da ignorare nella mia testa, i dolori iniziano a farsi sentire, la coscia sinistra accusa il colpo, i polpacci tirano. Mi vengono in mente tutte le parole sentite da Max, il mio coach, mi aveva detto che dopo il 35esimo ti farà male tutto, ti verrà voglia magari di fermarti, ma non devo farlo.E’ così, è vero, hai quell’istinto di fermarti, passi il ristoro e ci sono dei bellissimi spicchi d’arancia, dell’acqua, il thè, dei biscotti perfino, un bel gazebo e un paio di sedie, il sole alto…quasi quasi!

Vado oltre, sono stanco, iniziano i conti alla rovescia. Ho superato il 35esimo, ne mancano soltando 7, quelli che durante gli allenamenti nemmeno me ne accorgo, mi viene in mente la distanza di 7 km nel mio paese, come da casa fino alla a quel baretto sulla ciclabile. Mi dico che passeranno in fretta, sono stanco, ho fame e ho male.

Non è però un male tipico, è un male diverso, ho perso elasticità muscolare, tutto fa fatica ad andare avanti, come se dentro qualcosa si fosse arrugginito, che non volesse più girare. Mi sento vecchio, penso alla mia vecchiaia così, con i muscoli che non rispondono più, ingessati e stanchi.

Inizia una parte di gara veramente brutta e noiosa, non ci sono più le belle campagne ma siamo in mezzo ad una strada,alternando innumerevoli rotatorie. Inizia “la morìa”, molti runner si fermano o rallentano drasticamente, cerco di dare coraggio, gli dico di non mollare, un runner mi guarda e mi dice “non ne ho più”, il suo viso è provato, occhio basso, sguardo stanco, si ferma. E’ il momento di tenere duro, “il momento”, LA MARATONA.

Si gioca tutto qui, in quei pochi km, quelli della gloria o della sconfitta. La maratona è adesso, qui si fa la gara .Sono molto stanco, anche solo 100 metri sono eterni. Un rettilineo, poi una rotatoria, poi un’altro rettilineo, poi un’altra rotatoria. A destra le macchine in colonna ci guardano, nella loro comodità, al fresco della loro aria condizionata,con gli sguardi incuriositi, annoiati. Non ne ho più veramente, le gambe sono dure da matti, cambio la schermata dell’orologio, sono al 39esimo, ne mancano 3, cosa vuoi che siano. Corro, cerco di ignorare tutto, un runner davanti a me rallenta, cerco di dargli forza ma non mi sente, lo supero.

Ennesima rotatoria, sono molto infastidito, vorrei ci fosse qualcosa di più bello per distrarmi.Guardo in basso, un cadavere di topo schiacciato da una macchina mi fa ridere, potrei essere io. Un runner davanti a me rallenta, lo incito, ma  non ce la fa, si ferma a bordo strada a fare streching.

Ormai ci sono, le rotatorie lasciano spazio ad una strada più affollata, ai marciapiedi del centro, ancora traffico, ancora macchine. In lontananza sento lo speaker, devo esserci, curva a destra, un piccolo ponte attira la mia attenzione, so esattamente dove sono perché il giorno prima con la mia ragazza ero arrivato li esattamente dal centro, dove c’è l’arrivo.

Lo speaker dice qualcosa, curvetta a destra, la gente è sempre di più, giro un muro e vedo l’Arco d’Augusto, lontano qualche centinaio di metri.

Il centro é affollato, la gente é tanta, ma la vita cittadina va avanti normalmente. Mi trovo un anziano in bici che mi punta, ma all’ultimo si sposta, forse ha visto la mia bava alla bocca, non avrei mollato un centimetro di quella strada.Sento il tifo, sopratutto sulla destra, la voce di mio fratello che per l’occasione con la moglie é venuto a trovarmi, urla il mio nome, lo sento, mi dice di non mollare, corro, stringo i denti, l’arco d’Augusto é davanti a me ma non arriva, le urla di mio fratello continuano e io corro, pochi metri ancora, tappeto blu, sono in completa trance agonistica, le persone affianco urlano, sono felici, applaudono.

4 mesi e mezzo della mia vita per questo istante, quei pochi metri che ti dividono dall’arrivo sono una pura sofferenza ma anche i più belli del mondo, passo sotto l’arco d’arrivo, riesco ad aprire le braccia, chiudo gli occhi..

Ho sconfitto un mostro a 42 teste!

P.s: tempo ufficiale 3:32:18.

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4 pensieri riguardo “Rimini marathon:la gara.

  1. Complimenti Simone! Con le tue parole ho rivissuto la tua maratona. Tu sei arrivato alla fine soffrendo, io non ti voglio negare che sono arrivato con gli occhi lucidi.

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    1. Ho voluto cercar di descrivere le emozioni che ho provato, alla fine era importante quello. Sono felice che ti sia piaciuto e che ti sia immedesimato,vuol dire che capisci cosa ci sia dentro la corsa,e dentro alla maratona.Grazie ancora Paolo!

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