Vitality North London HM: la gara

Sono le 7 di mattina, fuori minaccia pioggia, è freddo e ventoso ma non mi interessa.Se volevo il bel tempo andavo ai Caraibi.

Oggi si corre la Vitality North London HM, il resto è tutto secondario.

Il trasferimento dall’hotel fino alla partenza della gara è un viaggio di 50 minuti con la metro, visto che la gara è molto fuori il centro Londra.Un bus navetta ci porta dall’ultima fermata metro fino all’Allianz Park.

Sono concentrato al massimo, punto a migliorare il mio personale sulla mezza che ormai è datato Ottobre 2014 alla Cangrande di Verona.

Nei giorni precedenti ho avuto brutte impressioni e sensazioni, un raffreddore ha condizionato gli allenamenti, i giorni prima della gara non sono stati come me li sarei aspettati. Stanco, fiacco, cuore che faceva un po’ di storie. Fino alla fine sono stato pessimista.

Lo start è collocato a poche centinaia di metri dall’Allianz Park, punto di arrivo della gara, si passerà al suo interno attraverso il prato dove vengono disputate molte partite di Rugby inglesi.Stadio aperto per il pubblico, per gioia di noi runners.

Dobbiamo fare un po’ le corse per ritirare il pettorale,quando arriviamo in zona ritiro pettorali sono già le 8:40. Gli inglesi non sono molto organizzati, un solo tavolo dove 3 addette consegnano la busta con il pettorale,con lunga attesa e burocrazia alla fine riusciamo a ritirarlo.

Prima gara ufficiale con la divisa del running tweet team, per l’occasione sfoggio con orgoglio la maglietta tecnica con i colori della squadra. Poco riscaldamento, giusto il tempo e me ne accorgo.Una delle “nuvole” della suola delle mie On Cloudsurfer si è rotta,ma sembra non dare particolari problemi.

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Subito è tempo di mettermi in griglia. Sono a 15 metri dallo start, davanti a me forse una centinaio  di pro,guardo a destra, e sul palco dello start c’è “un tizio” che darà il via alla gara: Moh Farah, che però non se l’è sentita di gareggiare con noi per la netta inferiorità. 🙂

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Pochi secondi e si parte, supero lo start e inizia la gara vera. Mi trovo subito molto veloce, non ho una strategia vera come sempre, vado a sensazioni, mi faccio tirare dal gruppetto, subito molto agguerrito.

I runner inglesi sono meno “presi male” di noi italiani, molta gente è vestita normalmente, con Ipod, fanno video e foto mentre corrono, chi con borracce in mano, chi con 2-3 gel energetici.

Saranno anche strani, ma ci danno dentro, o almeno questa è l’impressione,ne supero veramente pochi,e tutti sono molto veloci, intorno ai 4:05 min/km.

Si attraversa un bel quartiere molto tranquillo, costeggiato da alberi e piccole campagne, la strada di quartiere scorre serpeggiante, è molto piacevole e io mi sento a mio agio, mi guardo intorno, il paesaggio è tipico inglese, piccole villette e casette,la zona non è particolarmente lussuosa. In pochi kilometri lo scenario cambia, si lascia il piccolo quartiere, adesso si è in una zona leggermente industriale, vedo capannoni e aziende varie. Il tifo è poco, timido ma molto curioso.

Non faccio in tempo ad accorgermene e arrivo già al quarto km, sono abbastanza veloce per i miei ritmi, anello 4:11-4:06-4:07-4:08.Il quinto km è una pura sorpresa, una curva secca sulla destra fa abbandonare la via principale, una salita abbastanza ripida porta in una zona residenziale collinare.Mi coglie alla sprovvista, il ritmo rallenta drasticamente, ma cerco di mantenermi veloce senza andare troppo alto con il cuore o in affanno. Si scollina,una piacevole discesa porta il cuore a frequenze più normali, le gambe corrono veloci e sono abbastanza tranquillo. Quinto km chiuso a 4:14

Corriamo un paio di km attraverso zone residenziali periferiche, alternandosi sulla strada principale, divisi fisicamente dalla corsia opposta aperta al traffico cittadino, per fortuna lento e diretto dalla polizia.Siamo direttI verso il Wembley stadium, esattamente al decimo km, dove lo attraverseremo fisicamente, avendo un colpo d’occhio non indifferente. Purtroppo questo è chiuso al pubblico, attraversarlo con 80.000 spettatori sarebbe stato veramente spettacolare.

Sesto e settimo km che si chiudono bene, alternando piccole discese e falsipiani che non danno particolari problemi. Anello 4:08-4:09 e mi accingo a iniziare il nono. Le gambe stanno bene, decido allora di provare a tenermi sempre sopra i 4:10, e vedere cosa si può fare.

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Fredde folate di vento alle volte infastidiscono un pochino, sopratutto quando inizio l’ottavo km, di nuovo in salita, questa volta ci scappa la bestemmia, cerco di mantenermi sopra i 4:10,è dura e lo sento nel cuore. Non mollo però,voglio dare tutto, so che dove c’è una salita c’è anche una discesa, se perdo secondi in salita li recupero subito in discesa. Siamo arrivati al nono km, ormai siamo sulla strada principale che porta a Wembley, piccole salite fanno soffrire l’arrivo nello stadio, ma si sentono i tamburi in lontananza, lo speaker che in inglese dice qualcosa.

Siamo ancora sulla strada principale, veniamo divisi da questa e portati a sinistra, sui marciapiedi, un paio di curve e affrontiamo un viale, il colpo d’occhio è importante, davanti svetta lo stadio, in tutta la sua bellezza. Il terreno misto passa da asfalto a bolognini, ma siamo sempre in zona stadio, molti i cambi di ritmo per via delle curve e cambi di direzione, ormai ci siamo, si passa sotto in un garage, nell’ingresso dei pullman che portano gli atleti all’interno dello stadio.

La zona sotterranea è deserta, ma non si può sbagliare strada, i tamburi sono veramente forti, sempre di più, poi si entra.

Io non ero mai entrato in uno stadio dal prato, ma lo sto facendo adesso, l’ingresso è trionfale, dalle parti c’è una banda con i tamburi, lo speaker e un po’ di persone forse addette alla sicurezza. Tappeto blu e passiamo in centro, riesco a vedere i seggiolini rossi, mi sto proprio guardando intorno, sento di avere un sorriso a 100 denti,il cuore batte forte dall’emozione.

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Dura poco però, si torna fuori dall’altra parte, di nuovo nei sotterranei e poi all’uscita, via di nuovo da dove siamo arrivati.

La strada sarà quasi la stessa di prima, se non per una parte che ricordo essere diversa dall’andata.

Non so la media che ho tenuto nel nono e decimo, ma sono veloce e lo capisco (ho fatto il PB sui 10K  con 41:30).

Prendo un gel fuori dallo stadio, sento di essere bello tirato perché le gambe iniziano ad essere un po’ infastidite dal ritmo incalzante, e sopratutto dalle salite che prima o dopo me la faranno pagare. Non bado a queste cose, premo il pulsante ignora e si continua.

A sinistra vedo i runner dietro di me, siamo fisicamente divisi da un cordone, loro sono pronti ad entrare a Wembley, io ne sono uscito. Sorrido per loro e vado avanti. Le discese di prima si trasformano in salite,le salite in discese, e lo capisco subito. Una salita mi si pianta davanti in modo brusco, si curva a sinistra e si sale, inizia una parte dove sono più le bestemmie che altro. Continue salite alternate alla discesa, ma non solo,anche il vento inizia a farsi sentire più intenso e fastidioso.

Ormai si corre a piccoli gruppi di 3-4 persone, ma sono stato anche da solo. Riesco a vedere molti dei fotografi di gara accovacciati,mi impegno per guardarli e cerco di farmi fotografare con una cera degna di un runner che non sta soffrendo.

Grazie ad una discesa abbastanza lunga ma morbida riesco a chiudere l’undicesimo molto veloce, a 3:51, si sa che in discesa vanno anche i sassi. Stesso quartiere, stesse persone. Riesco a notare che è un quartiere sicuramente più lussuoso, ma anche leggermente strano.Sono tutti indiani, pakistani, africani, tutti all’interno dei loro piccoli giardini a guardarci, o sul marciapiede. Anche il dodicesimo se ne va,a 4:11.

Una grande gara fino a li, non c’è che dire, so di aver messo via parecchi secondi preziosi, quindi sono abbastanza tranquillo, ho solo da tenere d’occhio la situazione gambe, con tutte queste salite e discese sicuramente non è un tocca sana.

Questa parte di gara è stata abbastanza faticosa, l’alternare di salite e discese mi ha fatto letteramente impazzire, non c’era costanza nel ritmo, si continuava a salire, per poi scendere, cuore che si riprendeva, per poi schizzare alto per l’ennesima salita, la strada era diritta per poi curvare e salire di nuovo. Alla lunga questo può essere deleterio, bisogna conoscersi un pochino e saper affrontare la cosa. Si deve sicuramente rallentare in salita per via dell’impossibilità di tenere il ritmo che si vuole, si deve però recuperare in discesa.

Inizio ad accusare il colpo, in salita non sono più freschissimo, fatico a tenermi alto con il passo,ma chiudo con 4:11-4:16-4:11-4:16.Siamo ormai alla fine del quindicesimo, ne mancano 6. Quando sono stanco noto che inizio a fare il conto alla rovescia ai km che mancano, è un passaggio mentale importante secondo me, è la fase dove si fa il bilancio tra la fatica attuale e i km che mancano, si pensa a ciò che si vuole,psicologicamente si deve essere pronti. Se sei stanco sai che soffrirai molto, allora potresti iniziare ad “accontentarti”. Se non sei stanco continui a spingere, ma sai che la crisi è dietro l’angolo, quindi rimani in una fase “di attesa” che può avere due varianti: o decidi di mollare leggermente, o decidi di mantenerti al ritmo che ti eri imposto. La corsa è anche molta testa alla fine, si deve allenare anche quella. Bisogna essere pronti a soffrire, ma se si vuole veramente un risultato bisogna rimanere concentrati, e non farsi distrarre dai pensieri negativi.

Premo il bottone ignora quindi, e vado avanti.In questa gara non ho guardato molto l’orologio, solo quando mi chiamava i km, mettendomi davanti il passo lap con cui avevo concluso. Mentalmente mi dicevo “questo km sono stato sicuramente più lento”, ma poi l’orologio mi rispondeva diversamente, il che è stato importantissimo. Pensavo di essere lento, invece era un impressione. Sono al 17esimo e lo chiudo a 4:09.

Le impressioni però, a volte si scontrano con la realtà della strada, o nel mio caso con una “fottutissima ennesima dannatissima salita”, che mi ha segato le gambe. E’ il 18esimo ormai e inizio a non aver più, il ritmo questa volta si abbassa, le gambe crollano e faticano a mantenere. L’orologio me lo mostra, 4:20.Detta così sembra poco, ma al 18esimo secondo me si è ancora in grado di bruciare tutto ciò che hai guadagnato fino a li, bastano un paio di km di crisi e ti giochi anche 30 secondi.

I secondi spesso nella vita nemmeno li guardiamo, sono attimi che durano un niente, inutili spesso nella vita. Nella corsa NON E’ COSI. Si gioca per i secondi, si lotta, si soffre, si vince, si perde, ci si sente forti o decisamente sconfitti. Pochi secondi fanno la differenza sul risultato.Puoi perdere un’intera gara per colpa di 30 secondi di crisi. Adoro quella sensazione di giocare con il tempo, alla fine è questo che si fa.

19esimo km, ancora salita e non ci voleva, stringo letteralmente i denti, sono con altre due persone, davanti a me un runner sembra correre ancora pieno di energie, lo vedo da dietro e me lo immagino fischiettante. Lo uso come lepre, o meglio come ariete visto che per quel km lo uso per proteggermi dal vento contrario. Forse non sarà una cosa da fare, ma è successa, ne avevo bisogno, lui non se n’è accorto, a me è servito. Chiuso a 4:15, ma va bene,

2 km non sono niente, nella vita odierna si fanno in centro città per andare dal panettiere,in gara spesso sono i più eterni in quell’ istante.I pochi minuti con cui ci avevo impiegato a farli all’inizio della gara adesso sembrano interminabili,quando sei stanco non finiscono più, è il momento di serrare i ranghi. La gente ormai è poca però, siamo alla fine, c’è l’arrivo in Allianz Arena. Passiamo sotto lo start, vedo in lontananza lo speaker, siamo quasi arrivati.

Dò tutto me stesso, ormai ho finito la gara, so di avere secondi o minuti importanti, di aver fatto il PB sicuramente, spingo ancora, non ci sono più salite per fortuna,torno nel piccolo quartiere iniziale, nella zona dove la strada è serpeggiante, passiamo all’interno di un prato, attraverso la siepe dello stadio, e via sul tappeto blu. Davanti a noi la tribuna dello stadio con molte persone che gridano e salutano. lo speaker, cento metri, sono quelli della gloria, vedi lo start, spingi ancora, sai di avercela fatta, superi l’arrivo e chiudi gli occhi.IMG_0131

Secondi, ancora pochi secondi, il mio cervello è vuoto, sento il cuore in gola dalla fatica, non riesco a pensare a niente, cammino respirando forte. Quei secondi poco a dopo si trasformano in consapevolezza. La consapevolezza di aver dato ogni cellula del tuo corpo, ogni secondo di quella breve gara vorrei poterla rivivere mille volte, l’emozione è fortissima.IMG_0015

Piangi dalla gioia,dalla felicità e non te ne vergogni, anzi ne vai fiero, hai dedicato una parte della tua vita al running.

Padre: “Sei arrivato al traguardo in lacrime mi ha detto tuo fratello…Perché hai pianto?”

“Era felicità. Ho pianto perché ero felice.”

P.s: PERSONAL BEST alla fine, risultato 1:28:22.

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