Cangrande half marathon

“Complimenti per il risultato, ora non ti rimane che sfondare il muro dell’1:30”

Questo era il messaggio che avevo ricevuto da Max, il mio coach, dopo la conclusione della Giulietta & Romeo half marathon di Febbraio.
Ieri mi sono presentato alla Cangrande half marathon di Verona,prima edizione. Obbiettivo 1:30.Sveglia ore 5:30 del mattino, partenza ore 6:30 da casa destinazione Verona, ore 8:00 sono in piazza Bra, piccola tappa bar per caffé e bagno e mi ritrovo in griglia. Questa volta non sbaglio, “mento” in fase di iscrizione e dichiaro un tempo inferiore a quello della Giulietta e Romeo di Febbraio.Mi ritrovo in seconda griglia, tra quelli che puntano 1:20-1:30.
Quest’anno la Cangrande HM si corre in contemporanea con la Verona Marathon, stessa partenza, stesso arrivo. Insieme a me in griglia quindi anche molti maratoneti con obiettivo 3 ore.
Siamo circa 2800 persone, la temperatura é perfetta, giornata soleggiata, organizzazione impeccabile, nulla può essere rovinato. Guardo il Garmin, che mi mostra i BPM come sempre molto alti, questa volta la tensione c’è, sento molto la gara.

Questa gara l'ho sentita particolarmente, l'obbiettivo era molto difficile.
Questa gara l’ho sentita particolarmente, l’obbiettivo era molto difficile.

Pochi minuti per concentrarmi e poi si parte.Solita partenza in ritardo, arrivo sotto lo Start con circa 10 secondi di ritardo, ma in poche centinaia di metri mi trovo già ad un passo di 4:45. Ho deciso che tento di portarla a casa tutta a 4:15, sarà una battaglia perché so che dopo i 15K le mie gambe a quel passo cedono. Non mi interessa, e il primo km se ne va via come ridere, ad un passo già oltre il mio obbiettivo. Anello un 4:10 e un 4:05 che mi fanno ben sperare. Devo tirare il freno a mano però, se vado oltre mi brucio.Le gambe dopo i massaggi degli ultimi giorni sono come nuove, belle piene e senza dolori, questo mi invoglia a spingere.
Se mi chiedete quale sia la mia condotta di gara classica ancora adesso non so dirvela di preciso, ma punto sempre a guadagnare un buon margine in secondi nei primi 15 km, per poi gestirmi e cedere qualcosa. Forse molti di voi non saranno d’accordo, o trovano questo modo molto “azzardato”,ma ognuno se la pianifica in modo proprio.
I primi 2 km vanno via come il pane, ho anche tempo di farmi fotografare bello fresco e sorridente dalla mia ragazza verso il terzo km, che si conclude a 4:14.

Fino al 3° km è sempre una passeggiata di piacere.
Fino al 3° km è sempre una passeggiata di piacere.

Si esce dal centro di Verona e si prende il lungo Adige, direzione Parona. Conosco la zona perché l’ho corsa una volta con il mio coach,una strada a due corsie in piano completamente chiusa al traffico è tutta per noi.
Mi vengono in mente le sensazioni della Giulietta HM di Febbraio, anche lì nella prima parte stavo veramente bene e mi sentivo invincibile, poi é iniziata la difficoltà verso il 15esimo. Mi faccio forza, ho lavorato troppo per non raggiungere il mio obbiettivo, questa volta deve essere diverso.
Il sole é alto, la temperatura frizzante ma ideale, i Runner corrono tutti al mio passo o anche più forte. Volevo agganciarmi ai Pacer dell’1:30 e così ho fatto, ma stranamente erano molto più veloci del passo di 4:15, forse per il fatto che siano Pacer dedicati ai maratoneti delle 3 ore, non l’ho capito. Li lascio andare, e faccio la mia gara. 4° e 5° km conclusi a 4:19 – 4:09, salto di netto i tavoli dell’acqua al 5° km ma mi prometto di fermarmi a tutti gli altri.
Sto bene, molto bene, le gambe girano che é una favola, il ritmo é anche molto più alto da quello che dovrei tenere, ma ci dò dentro come un pazzo. Le nuove scarpe On cloudsurfer sono morbide, comode e leggere e si fanno amare. Evito di guardare i battiti, sento il cuore che pompa regolare e molto forte, non serve che guardi, so già che é li a 190 bpm.

6º e 7º km se ne vanno in modo liscio, porto a casa una buona serie di 4:13 perfetti,la strada é lunga, piana e scorrevole, alla mia sinistra il fiume con le papere e cigni, le mura di Verona, qualche ciclista fermo a guardarci e qualche vecchietto con cappello che non perde l’occasione di fermarsi a guardarci. Concludo anche l’8º km, ormai il vantaggio rispetto al Virtual partner mi stima 30 secondi buoni sopra il ritmo di 4:15, saranno preziosi.
Il 9º km inizia un po di tattica, al decimo so che ci sarà il ristoro con l’acqua, ho già preparato un gel da prendere 500 metri prima di arrivarci, e così faccio, ingurgito la gelatina, poche centinaia di metri, agguanto l’acqua, ne faccio un piccolo sorso e mando giù. Missione completata! Alla Giulietta HM ho avuto grosse difficoltà a bere per via dei battiti molto alti, e per via della prima esperienza in una mezza maratona. Questa volta non é così, so cosa mi attende e riesco a bere senza rallentare troppo.

Concludo anche il decimo km, le gambe stanno benissimo e mi sento fortissimo, media anche oltre i miei piani, ma spingo perché il fisico me lo permette e perché voglio dare TUTTO e spappolarmi come piace a me. 4:09-4:14-4:14 e sono subito al 12esimo,le gambe iniziano a non essere più proprio grintose come prime, ma premo nella mente il bottone “ignora”, ci sarà il tempo per gestire, e per soffrire.
Mi vengono in mente le parole del coach Max, da mesi mi fa capire che la testa in gara é molto più importante, che bisogna soffrire ma riuscire ad essere forti di testa, perché gioca un ruolo importantissimo.Ripenso quindi al mio obbiettivo, a quell’1:30 che voglio con tutto me stesso, ignoro tutto, e faccio andare le gambe. 4:10, 4:06 e concludo anche il 14esimo.

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In solitaria.

Puntuale come un orologio svizzero nelle gambe sento che qualcosa inizia a non andare più come prima, girano più lente, con più difficoltà, qualche dolorino alla coscia e al polpaccio destro che per un paio di settimane mi ha dato noia, il cuore pompa di più, faccio fatica con il respiro.Capisco che sta arrivando la stanchezza, da lì inizia la “seconda parte”. Agguanto l’acqua del ristoro al 15esimo e proseguo, spero mi dia qualche aiuto ma capisco che non sarà così.
Inizia a legarsi tutto, le gambe diventano di legno,dure e stanno accumulando. Che succede? Cavolo é il 15esimo e ne ho ancora 6 di km!
“Adesso devi gestire” continuo a ripetermi, ho accumulato 48 secondi da inizio gara, un margine molto buono, “se gestisci puoi permetterti anche di perdere 5 secondi al km e la concludi ancora”, faccio due calcoli, non sono un matematico ma stavo facendo una grande gara fino a quel momento.

Inizio a provare fatica, il passo cede e inizio a perdere, 4:22-4:17-4:20 e inizio a non avere più benzina.
“Gestisci, devi solo gestire, stringi i denti, se molli sei un coglione!” Continuo a ripetermelo in mente, ormai ho smesso di guardare il passo sull’orologio,vedo che i secondi di guadagno che avevo accumulato sono incredibilmente scesi a 30 secondi.
Sto iniziando il 18esimo, ma sono spompato, entrano in mente brutte idee, ovvero di mollare il passo e arrivare e basta.

“La testa, la testa!”, sento che sto perdendo la lucidità mentale, stringo i denti, faccio delle smorfie di fatica. Mi immagino da fuori, non deve essere un bello spettacolo. Prima i km scorrevano veloci, adesso anche solo fare 100 metri è un’eternità. Finisco il 18esimo a 4:14 con le ultime forze che rimangono, e mi accingo a tornare in pieno centro di Verona.

Respiro male, ho malissimo alle gambe, non riesco più a mantenere un passo agile e sento che cedo pesantemente come se nelle gambe iniziasse a esserci cemento. Ho una smorfia di fatica stampata sul volto, lo sento, stringo i denti e mi ripeto “gestisci questi secondi che hai,non mollare!”. Vengo superato da altri runner che precedentemente avevo superato io, mi affianca una ragazza e per poche decine di metri riesco a tenere, poi devo mollare ulteriormente.

La gara descritta in una sola immagine.Tutto cuore.
La gara descritta in una sola immagine.Tutto cuore.

Iniziano i calcoli, ho 30 secondi di vantaggio e potrei anche lasciare 10 secondi ogni km, ma temo che poi si fermerebbe tutto. Sono completamente da solo, il runner più vicino è davanti a me di 50 metri, sono in centro e sui marciapiedi un po’ di gente mi guarda. Chissà cosa penseranno, dentro sto morendo di fatica, ho la smorfia e ansimo come un asmatico. Concludo anche il 19esimo con un pessimo 4:28, iniziano i ponti di Verona, i bolognini, le buche, faccio un zigzag tra tombini e altro, sono gli ultimi due km, ormai è andata, guardo il garmin e ho ancora 15 secondi circa di vantaggio, dò tutto me stesso, vedo la gente e le transenne, finisce anche il 20esimo, non calcolo più, non guardo più il passo, sento lo speaker che dice qualcosa in lontananza, il traguardo deve essere li ma non arriva, un paio di curve,un paio di rettilinei, ancora transenne e arrivo in piazza Brà, tappeto blu, l’arrivo, il Timer in alto che segna 1:30:05, spingo a tutta trovando uno scatto finale di 15 metri e passo il traguardo. 

Non faccio più di 2 metri, sento il cuore che mi esce dal petto, solo un ultimo sforzo per girarmi e guardare il timer in alto, che segna 1:30:08, ma so che non è il mio risultato. Ho già fermato il Garmin, veloce occhiata e lo vedo.

1:29:57

Mi sento male, il cuore è a 200 e mi appoggio ad una transenna, sento le urla di mio fratello maggiore con la mia ragazza,ma non ho forza per girarmi,per cercarli con lo sguardo, devo far scendere il cuore.Ho gli occhi chiusi,passa un interminabile minuto, poi riprendo conoscenza e capisco.

Ho fatto una grandissima gara.Tutta di testa, di forza, di coraggio.

La corsa la vivo così, sempre a tutta.
La corsa la vivo così, sempre a tutta.
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6 thoughts on “Cangrande half marathon

  1. Grandissimo Simone, il tuo racconto mi ha preso, ho rivissuto nei 5 minuti di lettura la gara con te. Continua così e sarai ricambiato da grandi soddisfazioni. Complimenti per il runner che sei diventato e per il tuo blog.

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    1. Il motivo di orgoglio per me é sapere che vi piaccia leggere i miei racconti. Cerco di essere più spontaneo possibile,scrivo di getto e cerco di trasmettere quello che provo durante le gare. Sono contento che voi apprezziate il mio blog e i miei racconti,Grazie di cuore Paolo,e a tutti i futuri lettori…

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