La mia prima Giulietta & Romeo Half Marathon (Vr) PARTE 2

Ho superato il traguardo da pochi metri, il cuore pompa forte e sono nel pallone completo.

Attorno a me centinaia di persone fanno il tifo, davanti a me i runner che hanno superato il traguardo boccheggiano e si fanno i complimenti. Per chi pensa che la mezza maratona sia una gara così “alla portata” lo invito caldamente a farla, arrivare al traguardo e provare le emozioni e la fatica che si prova.

Il cuore inizia a mollare, tornano battiti più umani, 160 bpm e inizio a capire dove sono. Mi trovo al traguardo, ho raggiunto la fine della gara, la fine di un percorso personale nato casualmente 8 mesi fa. Ripenso alle fatiche degli ultimi mesi, le ansie degli ultimi giorni, le paure di non farcela. Sono li, al traguardo, e il tempo del mio Garmin non mente: 1:35:47.

Capisco di avercela fatta, l’obbiettivo che mi ero prefissato era bello ambizioso, ma l’ho raggiunto. Pochi secondi di respiro, e dagli occhi scende la commozione personale.

Mi ritrovo a piangere.

Non ho fatto nulla di eccezionale, ma le vere vittorie sono quelle personali. Mi sono messo in gioco in una cosa più grande di me 8 mesi fa, senza saper nulla di corsa, con l’odio e la repulsione verso questo sport. Ho sofferto mesi, mi sono dato tempo per capire la corsa, affrontarla, farmi insegnare da lei. Ho avuto grandi lezioni, ho saputo conoscermi, ascoltarmi e migliorare. Mi sono ricreato come uomo, ho costruito una forza interiore che va oltre la fatica,il maltempo o i dolori. Non ho mollato un solo minuto di allenamento, anche quando ero stanco dal lavoro, o fuori faceva troppo caldo per correre, o troppo freddo, o per la pioggia che cadeva dal cielo.

Ecco perché questa vittoria è speciale. Una vittoria prima di tutto PER ME. Tutto è dipeso da me, nessuno mi ha allenato, nessuno mi ha detto come fare. Ho corso io, ho corso da solo, imparando ogni minuto, faticando ogni singolo metro, gioendo di traguardi banali, come raggiungere 60 minuti di corsa, o 10 km.

Ho pianto, e non me ne vergogno. Ogni uomo deve trovare un motivo per affrontare la gara, gli va portato rispetto sempre, anche se i propri obbiettivi sono distanti anni luce o il risultato è diverso. Puoi correre i 21 km in 3 ore, o in un’ora, ma la fatica è la stessa, le gioie sono le stesse. L’unica cosa che cambia è IL MOTIVO PER CUI SI CORRE. Questo non lo trovi nei manuali, nelle guide, nei personal trainer, nei coach o nella gente più brava di te. Rimane dentro di te, e non lo devi spiegare a nessuno.

Ringrazio comunque molte persone che corrono e hanno la mia stessa passione. I miei amici di Twitter, conosciuti virtualmente e molti presenti in gara. Sono stati di aiuto in questi mesi, condividere una passione e poterne parlare con altre persone che condividono gli stessi gusti è stato utile. Spero un giorno di potervi incontrare tutti, magari per qualche gara ufficiale della #Runningtwteam.

Ringrazio la mia famiglia, per mesi (sopratutto mia madre) ha visto la mia sofferenza nell’affrontare uno sport a me totalmente sconosciuto e totalmente distruttivo per il fisico. Quei pochi km di corsa lasciavano il segno, ve lo assicuro. Li ringrazio perché non hanno mai giudicato, non hanno mai cercato di farmi cambiare idea. Hanno atteso che vincessi la mia sfida personale anche quando soffrivo. Il giorno della gara erano li, a farmi il tifo, in vari punti del tracciato.

Ringrazio la mia ragazza Tania, per lei ho iniziato a correre. La ringrazio per avermi sopportato in questi mesi quando le parlavo di tabelle, passi, medie, allenamenti, progressivi e ripetute, quando “chattavo” su Whatsapp con Max.

Ringrazio quindi Max, l’Ironman e amico che mi ha fatto da coach virtuale rimanendo a 100 km di distanza. I suoi consigli e le sue analisi sono state fondamentali nell’ultima parte di preparazione. A lui devo molto, grazie a lui ho scoperto l’importanza del ritmo lento, del lavorare meglio con le frequenze cardiache, e sopratutto il saper soffrire. A lui un grazie per avermi fatto da lepre sul test dei 21K tirandomi il collo come pochi, ma dimostrandomi la mia vera forza, e l’importanza della testa più che delle gambe.

Per chi si chiede quale sia il mio prossimo obbiettivo dico…chissà! intanto stasera forse chiamo il massaggiatore, ho le gambe che gridano aiuto.

Alla prossima!

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