La svolta

Pieno Agosto, tempo afoso e temperature molto calde.

Niente poteva fermarmi, ero concentrato sulla corsa.

Le mie uscite spesso superavano i 5 km, e nemmeno me n’ero accorto.

Non osavo ancora pensare ai 10 km,non so come mai ma facevo ancora troppa fatica e il mio fisico reggeva a malapena quei 7 km di massimo. Ero costante sul mio programma, il ritmo era sopra i 6 min/km.

Faticavo e sudavo, 3 volte alla settimana. E per cosa? Per quanto sarei rimasto su quella distanza? il programma finiva intorno a fine Settembre, e io ero curioso di mettermi alla prova.

Scelsi un percorso ideale, una pista ciclabile che costeggiava il fiume, pianeggiante, senza nessun disturbo. E osai.

Erano le 19.20, parti come al solito per il mio programma, impostai il mio solito ritmo bradipo, sui 6:20 min/km e partii. Arrivai nel solito punto dove spesso mi giravo, ma quella volta continuai. La temperatura era calda, il sole ancora in cielo,ma iniziava a volersi un po’ nascondere dietro la montagna. Superai anche quella pescicoltura al km 2,5, se mi fossi girato adesso avrei portato a casa 5 km, ma continuai. Superai anche la centrale idroelettrica, una piccola discesa ti porta tra le campagne di quella località, raggiunsi la piccola salita che percorreva un altro tratto, il fiume sempre alla mia sinistra, le campagne sulla destra, fino ad arrivare nel comune di Torbole. Il gps segnava 4,5 km. Ancora 500 metri mi promettei, poi ti giri. Passai sotto la strada principale, ancora 100 metri di salitina leggera fino a superare la strada sempre affianco al fiume, ancora 300 metri dai mi dissi, sei qui ormai, tira fino alla fine della ciclabile. Così feci, arrivai dove la ciclabile finisce di costeggiare il fiume e inizia il lungolago.

Il momento di tornare, stessa strada, tranquillo. Ero concentrato su me stesso e sulla respirazione.In quelle settimane non so per quale motivo se non tenevo un ritmo costante nella respirazione andavo in affanno, non potevo ascoltare musica, mi faceva andare troppo forte, il cuore iniziava a battere molto di più, e la respirazione diventava affannosa. Ero un bradipo, ve l’ho detto!

Il tempo passava, e casa si avvicinava sempre di più. Ero stanco, ero teso per paura di non farcela, superai gli 8 km. In quei 2 ultimi km che mi separavano da casa mi accorsi di una cosa. AVEVO IL SORRISO SUL VISO! Ero felice perché mi ero sfidato, vedevo l’obbiettivo quasi raggiunto, mi sentivo forte.

Arrivai a casa, stoppai subito il gps. All’inizio non lo guardai nemmeno, troppo preso a riprender fiato, sapevo di avercela fatta, sapevo di essermela sudata, volevo solo sfondare il muro dei 10 km, non mi importava con che tempo, o con che media. Lo avevo fatto e basta. Mi ero sfidato e avevo vinto la mia piccola sfida personale. Feci gli ultimi 100 metri del quartiere continuando a sorridere.

Alla fine il GPS segnava 10,84 km tempo 1:05:21, passo medio 6:02 min/km. 840 metri più del mio obbiettivo.

Lezione: arriva un momento della corsa dove non tutto dipende dalla preparazione, dalla tabella o da quanto sei in forma. Arriva un punto dove devi essere pronto a sfidare te stesso.

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